Il servizio sul giudice Mesiano: quando il giornalismo degenera.
Volevo astenermi ma non sono riuscito a trattenermi dal commentare il servizio mandato in onda da “Mattino 5” sul giudice Mesiano.
Questo è un servizio che ritengo l’antitesi stessa del giornalismo. Anzi il servizio in questione potrebbe formularsi come un esempio accademico di cattivo giornalismo, pessimo giornalismo, o ancor meglio un servizio che con il giornalismo non centra nulla.
Mi chiedo dov’è la notizia? Dove sono le domande? Dove le risposte?, dov’è quell’interlocuzione capace di offrire spunti riflessivi o di far approdare alla realtà delle cose?
Insomma qui mancano tutti i presupposti a cui un giornalista si dovrebbe attenere, compreso quello del rispetto della personalità individuale.
Ciò a cui si assiste in tale servizio è semplicemente un pedinamento, niente di più, cosa che con il diritto di cronaca forse a ben poco a che vedere.
E non si tratta neanche di una foto rubata, di un singolo istante catturato, ma di un intera sequenza della quotidianetà della vita privata di un singolo senza che egli ne sia consapevole. Insomma uno squallido pedinamento punto e basta (non può qualificarsi in termini diversi), che ci mostra il giudice nell’atto di passeggiare, fumarsi una sigaretta e andare del barbiere, per poi rilassarsi su di una panchina in un parco.
Inoltre ancor più scandaloso è la mistificazione della realtà (mentre è compito del giornalista ricercare la realtà) che viene offerta nel servizio, facendo passare dei semplici e comuni, quanto naturali, comportamenti umani, quali sintomo di stravaganza e pazzia.
A entrare in gioco in questo servizio non è solo la privacy, palesemente violata, è un complesso di elementi ben più vasto, quali la correttezza, la deontologia professionale, la moralità, il rispetto della persona. Un cocktail di elementi e di lesioni di diritti che si va a riassumere in un servizio scadente, inutile e demenziale che a tutto può corrispondere, anche forse ad uno squallido voyeurismo, ma non certo ad un attività giornalistica.
Facebook: troppi problemi
Come ogni mattina stavo leggendo le mie consuete news in giro per la rete, e ho trovato molto interessante quanto pubblicato dall’Ansa che trovate qui e che riporto sotto:
Facebook miniera per ladri d’identità
Allarme degli esperti, pericoloso pubblicare nome e data nascita
Facebook, allarme sicurezza
SYDNEY – I siti di social network come Facebook sono “una miniera d’oro” per i ladri di identità, e basta pubblicare nome e data di nascita per consentire a truffatori internazionali di saccheggiare il conto in banca. L’avvertimento viene da un simposio di esperti internazionali, cominciato oggi nella Gold Coast in Australia, dedicato alle ultime innovazioni nella lotta alla crescente minaccia globale dei furti di identità.
I truffatori internazionali, spiegano gli esperti, passano al vaglio il web e usano tecnologie avanzate di ordinamento dati per costruire innumerevoli profili personali da sfruttare. I loro hacker scrivono programmi per rastrellare dati personali e costruire massicci archivi di identità da sfruttare. “Informazioni apparentemente benigne come data di nascita, posto di lavoro e dettagli della famiglia valgono oro per chi vuole rubare un’identità”, ha detto il commissario per le operazioni speciali della polizia del Queensland, Ian Stewart. La quantità di informazioni personali che può essere ricavata dai siti sociali “é allarmante”, ha dichiarato. Sono in forte aumento anche i casi di skimming la ’scrematura’ dei dati per la clonazione di carte bancomat e di credito, con più 200 saccheggi registrati quest’anno in Australia. E’ rappresentata al simposio anche la polizia della Romania, ritenuta la base di un racket globale di skimming, per aiutare i colleghi ad affrontare il problema. L’ispettore capo Elvis Tudose ha avvertito che l’Australia viene vista come obiettivo soft, dati gli alti limiti di prelievo e la tecnologia poco avanzata dei suoi bancomat.
Fonte Ansa
Altro articolo interessante, sempre riguardante Facebook è quello pubblicato dalla Stampa (che trovate qui) e che riporto sotto:
“Occhio ai «fake» sul social network Facebook. Sono i falsi profili e i falsi gruppi messi online da persone che violano nomi e marchi dei loro legittimi proprietari nel tentativo di ingannare gli altri utenti, innescando così una sorta di catena di Sant’Antonio senza fine.
A lanciare l’allarme è il mensile dedicato al mondo del lusso World & Pleasure che alcuni mesi fa aveva scelto Facebook come strumento di aggregazione e di comunicazione online e che oggi è diventato esso stesso vittima di un furto d’identità e di un uso indebito del proprio nome da parte di terzi. Il magazine è infatti «bersaglio» di persone che spacciandosi per «amministratori» di un gruppo denominato «Aspiranti top model per World & Pleasure magazine» lasciano intendere che attraverso questo gruppo sia possibile diventare top model e realizzare servizi fotografici per il magazine, il cui nome è protetto da copyright nonchè marchio registrato di testata iscritta presso il Tribunale di Roma e registrata anche presso il ROC e non ha niente a che vedere con questo fantomatico gruppo. Di qui l’invito di World & Pleasure agli utenti a non aderire al gruppo che si propone e che è già stato segnalato alle competenti autorità.
Ma questa violazione su Facebook non è neanche l’unica: gli abusi sul social network sono ricorrenti e spaziano dall’abuso del nome alla pubblicazione di fotografie senza il preventivo consenso del titolare dei diritti di riproduzione, dalla diffusione virale di informazioni non ufficiali allo spamming. Secondo una ricerca di Cloudmark, leader mondiale nei servizi per la sicurezza della messaggistica via Internet, in America i «fake» si nasconderebbero in una percentuale che raggiunge addirittura il 40 per cento delle nuove iscrizioni su Facebook.
In Italia siamo su percentuali molto elevate: secondo una ricerca realizzata dal Cenispes – Centro Italiano di Studi Politici Economici e Sociali, i «falsi» nostrani su Facebook costituirebbero il 20 per cento del totale. In molti casi si tratta solo di privati cittadini che hanno trovato un modo per divertirsi sfruttando ed abusando dei nomi dei Vip. Anche se per la verità ci sono casi in cui non si tratta solo di un semplice furto d’identità.”
Fonte “La Stampa”
Discutendo sul primo articolo, ossia quello dell’Ansa, devo dire cha l’aspetto è alquanto preoccupante, ed è un motivo per il quale nutro forti perplessità nei confronti di Facebook. Il furto d’identità, infatti, non è un problema di poco conto e non è per nulla da sottovalutare a causa di molteplici aspetti di cui non mi sto a dilungare, ma varie possono essere le casisistiche.
Sul secondo aspetto devo dire che Twitter risulta essere meglio organizzato, soprattutto per quanto concerne i personaggi famosi, ma non solo, con il suo account verificato, attraverso il quale viene accertata l’identita del soggetto che ha interesse a farlo. Con l’account verificato compare in alto a destra (vicino al proprio nome) un bollino con una spunta e con la scritta “acccount verified”. Per l’accertamento dell’identità basta compilare l’apposito modulo, con gli estremi per contattare la persona e poi il personale di Twitter provvederà alla verifica (qui tutte le istruzioni). L’ Account Verified è usato da molti personaggio dello sppettacolo, soprattutto star di holliwood che hanno un account su Twitter, quali Ben Stiller, Arnold Schwarzenegger, Hillary Duff, Demi Moore, Denny De Vito, Etc. Il tutto con una maggiore certezza della fonte e a tutto vantaggio dell’utenza.
Dada Vs LastFm
Parlando di musica online non si può non prendere in considerazione i due social network a tema più conosciuti, ossia LastFm e Dada.
Sicuramente tra i due il primo risulta essere più conosciuto, soprattutto in Italia.
Last Fm, permette, dapprima gratuitamente, ora invece con il pagamento di un abbonamento mensile di € 3, di ascoltare la radio a tema, senza pubblicità e con la possibilità si saltare i brani che non piacciono. Troviamo così ad esempio radio Battisti, radio Ligabue e via dicendo. Inoltre offre la possibilità di ricercare i vari artisti, interi album e singole canzoni che sipossono ascoltare liberamente ma per non più di 30 secondi, con la possibilità di scaricare l’Mp3 a pagamento al prezzo di € 0,99 (anche se c’è una sezione per scaricare alcuni brani, non molti, gratuitamente). Ci si può creare una pagina personale, con il proprio profilo con le proprie playlist, i brani e artisti preferiti, gli ultimi ascolti e via dicendo.
Per quanto riguarda Dada invece il discorso è diverso in quanto si ha la possibilità di ascoltare i brani interamente e gratuitamente (solo pochi brani hanno la limitazione dei 30 secondi). Anche qui ci si può creare una pagina personale, con il proprio profilo con le proprie playlist, i brani e artisti preferiti, e socializzare con gli altri utenti.
I brani inoltre si possono scaricare facendo un abbonamento , che si divide in due tipologie differenti. La prima è di € 9,90 al mese e permette di scaricare 30 brani al mese più 100 brani di benvenuto e con il primo mese gratis ( in sostanza circa 33 centesimi a brano), con possibilità di cancellarsi in ogni istante ma con addebito del mese in corso. Il tutto solo per Pc e non per cellulari.
La seconda tipologia di abbonamento invece consta di € 3 a settimana per 7 brani a settimana, ma sono inclusi anche contenuti per cellulare ( a cui vanno aggiunti i costi del proprio piano tariffario).
Entrambi offrono un ampio archivio di brani musicali. Al momento leggermente di più Last Fm, ma Dada è in costante aggiornamento, calcolando anche il fatto che non da molto è presente la localizzazione in italiano, mentre prima era solo americana, al contrario di Last Fm, che da tempo invece è presente sul mercato Europeo. Last Fm, che come abbiamo detto prima offriva il servizio di radio gratuitamente, ha dovuto metterlo a pagamento per via dei costi del servizio che non riusciva a coprire coni soli introiti pubblicitari, anche se 3 euro al mese non sono molti per una radio di buona qualità, anche se certamente è a parte il costo dei brani scaricabili. Come abbiamo detto invece Dada (almeno al momento in cui scriviamo, offre l’opportunità di ascoltare i brani preferiti completamente (tranne alcuni) e gratuitamente, mentre per scaricarli ci si deve abbonare.
La scelta all’utente.
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