Il servizio sul giudice Mesiano: quando il giornalismo degenera.

20 ottobre 2009
By gioler

Volevo astenermi ma non sono riuscito a trattenermi dal commentare il servizio mandato in onda da “Mattino 5” sul giudice Mesiano.  

Questo è un servizio che ritengo l’antitesi stessa del giornalismo. Anzi il servizio in questione potrebbe formularsi come un esempio accademico di cattivo giornalismo, pessimo giornalismo, o ancor meglio un servizio che con il giornalismo non centra nulla.

Mi chiedo dov’è la notizia? Dove sono le domande? Dove le risposte?, dov’è quell’interlocuzione capace di  offrire spunti riflessivi o di far approdare alla realtà delle cose?

Insomma qui mancano tutti i presupposti a cui un giornalista si dovrebbe attenere, compreso quello del rispetto della personalitĂ  individuale.

Ciò a cui si assiste in tale servizio è semplicemente un pedinamento, niente di più, cosa che con il diritto di cronaca forse a ben poco a che vedere.

E non si tratta neanche di una foto rubata, di un singolo istante catturato, ma di un intera sequenza della quotidianetà della vita privata di un singolo senza che egli ne sia consapevole. Insomma uno squallido pedinamento punto e basta (non può qualificarsi in termini diversi), che ci mostra il giudice nell’atto di passeggiare, fumarsi una sigaretta e andare del barbiere, per poi rilassarsi su di una panchina in un parco.

Inoltre ancor più scandaloso è la mistificazione della realtà (mentre è compito del  giornalista ricercare la realtà) che viene offerta nel servizio, facendo passare dei semplici e comuni, quanto naturali, comportamenti umani, quali sintomo di stravaganza e pazzia.

A entrare in gioco in questo servizio non è solo la privacy, palesemente violata, è un complesso di elementi ben più vasto, quali la correttezza, la deontologia professionale, la moralità, il rispetto della persona. Un cocktail di elementi e di lesioni di diritti che si va a riassumere in un servizio scadente, inutile e demenziale che a tutto può corrispondere, anche forse ad uno squallido voyeurismo, ma non certo ad un attività giornalistica.

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