Considerazioni Su Beppe Grillo e il Finanziamento Pubblico ai Giornali
Per quanto riguarda la crociata di Beppe Grillo nei confronti dei giornali, dei finanziamenti pubblici a questi, e dell’ordine dei giornalisti, devo dire che non mi trovo del tutto d’accordo con lui.
Innanzitutto,per quanto ne attiene il finanziamento pubblico ai giornali, ritengo che sia giusto “condannarli” sotto un profilo, e sostenerli sotto un altro punto di vista. Il profilo sicuramente da condannare è che tali finanziamenti dello Stato sono eccessivi rispetto a ciò di cui ha bisogno una testata giornalistica, a beneficio degli editori. Si pensi infatti ai tanti poveri collaboratori che vengono pagati due soldi che non bastano neanche a sostenere le spese (c’è addirittura chi viene pagato 50 euro al mese, ma che cavolo ci fa uno con 50 euro al mese, neanche la colazione per il mese in questione ci paga), se addirittura non vengono pagati affatto sfruttando il miraggio del tesserino. Insomma questi finanziamenti che dovrebbero servire per sostenere le varie spese tra cui le retribuzioni dei vari collaboratori, sembrano veramente eccessive, tenendo conto del fatto che i vari giornali ricevono anche agevolazioni per la stampa e per le telefonate.
In vista di una disoccupazione preoccupante nello Stato Italiano, reputerei tali finanziamenti legittimi se servissero a creare occupazione cosa che invece non avviene. Se invece poi si sostiene che tali finanziamenti non sono dovuti perché lo Stato non può finanziare un informazione non obiettiva, ma “condizionata e non libera”, come sostiene il comico genovese, ritengo che un informazione non sarà mai libera da condizionamenti e totalmente oggettiva. Ciò che si deve tutelare sarebbe invece l’uguaglianza nel pluralismo d’informazione, con ciò volendo intendere che si dovranno sostenere le varie informazioni e non una informazione particolare. È tramite il pluralismo informativo che l’informazione da soggettiva o di indirizzo, può trovare una sua collocazione obiettiva.
Il finanziamento dovrebbe dunque continuare a essere erogato ma concesso tramite altri criteri, tra i quali garantire un retribuzione degna a i vari collaboratori, per fornire occupazione, e garantire la pluralità di iformazione. Così com’è è solo sperpero di denaro pubblico.
Per quanto riguarda l’abolizione dell’ordine dei giornalisti ritengo che la cosa sia eccessiva. Ritengo che infatti un “ordine dei giornalisti” sia necessario, ma quello di cui necessita è una riforma radicale. Allo stato attuale serve veramente a poco. Nel settore giornalistico tutti si improvvisano, anche coloro che non son iscritti all’ordine esercitano l’attività giornalistica.Quale funzione viene ad avere dunque in questo contesto l’ordine dei giornalisti? Ora quello che mi domando è: un medico senza essere iscritto all’ordine non può esercitare, lo stesso dicasi per un avvocato, o altra professione, questo perché, almeno in teoria, dovrebbe garantire una certa qualità e abilitazione del professionista. D’altronde la stessa parola “Ordine” sta ad indicare una certa organizzazione (un certo “Ordine” appunto) dell’attività professionale in una determinata materia, cosa necessaria affinchè il suo funzionamento sia perfettamente funzionale per un determinato contesto sociale e strumentale rispetto alle sue necessità. E certo le improvvisazioni non aiutano alla realizzazione di tutto ciò. Inm sostanza , ad esempio, un soggeto che ha studiato legge non potrebbe mai fare il medico o l’architetto, e viceversa. Un Ordine dovrà dunque preoccuparsi di verificare che un soggetto abbia i requisiti idonei per poter essere inserito all’interno di un attività professionale. Inoltre dovrà preoccuparsi di svolgere un attività di monitoraggio sul settore di competenza per verificare che tutto sia svolto regolarmente.
Una riforma è necessaria, un abolizione la ritengo eccessiva….in tal caso sarebbe opportuna un abolizione di tutti gli “ordini”. Sarebbe il caso di farlo?
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